La manìa delle persone di colore di… urlare al telefono.

Lifestyle | Tiziano Amendola | March 5, 2010 at 4:23 am

Qualcosa di molto fastidioso, che accomuna la  maggioranza degli immigrati di colore nel nostro Paese, è di urlare deliberatamente al telefono. Capita spesso nei servizi di trasporto pubblico, che si tratti di treni o autobus fa poca differenza. I treni regionali sono ad ogni modo i luoghi in cui tale comportamento è diffuso.

Una nota di Trenitalia peraltro precisa che bisogna abbassare la suoneria dei cellulari e non infastidire gli altri passeggeri, ivi compreso attraverso conversazioni lunghe e ad alta voce. Probabilmente molte delle persone che entrano in Italia disconoscono non solo le nostre leggi, ma anche le più basilari forme di convivenza civile.

Sarebbe opportuno che i permessi di soggiorno venissero rilasciati solo dopo opportune verifiche che il soggetto sia adeguato al nostro livello di civiltà. D’altronde, non si può pretendere più di tanto da chi fino all’altro ieri aveva come massima ispirazione la sopravvivenza. Però in Italia esistono i diritti, ma anche i doveri e il rispetto, cari signori.

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27 Comments

  1. Massimo says:

    Guarda, posso citarti innumerevoli casi di colleghi e conoscenti, italianissimi, che hanno la stessa fastidiosa abitudine.

  2. SARA says:

    Scusate ma, questo articolo è uno scherzo?
    Se lo è, è di cattivo gusto.

  3. SARA says:

    Vivo in un posto dove anche gli avvocati BIANCHI urlano quando parlano al telefono nel tram, vivo in un posto dove una signora BIANCA con la borsa Chanel non taroccata urla mentre parla al telefono in banca…capito Signori o devo farVi i disegnini?
    Signor Bellini, Signor Amendola mi sono spiegata bene oppure devo scriverlo a caratteri cubicali che questo articolo è PALESAMENTE RAZZISTA E OFFENSIVO????

    • Renato Bellini says:

      Ma lei forse non ha capito il senso dell’articolo, Tiziano intendeva denunciare un malcostume sociale tipico delle culture afro-bongo. Che poi la maleducazione non riconosca razza ne religione, sono d’accordo con lei. Anche se le confesso che anche io mi sono imbattuto in certi individui di colore abituati a condurre fragorose telefonate.

      Purtroppo la cultura italiana e quella bingo bongo, e ripeto purtroppo hanno molto in comune.

  4. Nicodemus says:

    Mi sembra che con tutti i problemi che sono correlati all’immigrazione, i neri che urlano al telefono si piazzano tranquillamente agli ultimi posti.

  5. SARA says:

    Forese è lei che non ha capito il senso della mia risposta…in compenso complimenti per il suo intervento “bingo bongo”…davvero complimenti

  6. Laura says:

    Al signor Renato Bellini:si vergogni!Lei,oltre ad essere ignorante come una capra,è anche razzista!Cultura afro-bongo o bingo bongo…Nel 2010 si sentono ancora queste cose!Si dia una regolata,lei e il suo degno compare,nonchè autore dell’articolo (??).

    • Renato Bellini says:

      se un bingo bongo mi chiamasse mozzarella mi farei una risata… non c’è nulla di male a sdrammatizzare certi problemi sociali con un po d’ironia.

  7. cristina says:

    La mania dei cretini di voler fare i giornalisti…

  8. mancspag says:

    Poi vorrei sapere quale sia la vostra professione. Siete per caso netturbini? Chirurghi? Maestri elementari?
    Pornoattori?

  9. Nicodemus says:

    Giusto. E’ da tempo che volevo chiedervelo: come campate?
    Non vedo tutti ‘sti banner pubblicitari, sul sito.
    E questo non è certo un sito frequentatissimo a livello nazionale.
    Forse esiste una versione cartacea della rivista?
    Avete ognuno un lavoro proprio (se è così, mi basta sapere che c’è, non mi interessa sapere quale) o lavorate a tempo pieno su ‘sto cadavere sussultante di sito?
    Se passate tutto il vostro tempo qui, venite pagati? Se sì, da dove se li tira fuori i soldi la rivista?

    Scusate il bombardamento di domande, ma questi sono interrogativi che mi pongo da un po’ di tempo a questa parte.

  10. bea says:

    “Camerata” è un insulto, per me uno dei peggiori, insieme a “fascista”. Però credo che perfino un vero camerata si offenderebbe se sapesse che qualcuno vi chiama così. Nessuno vorrebbe essere confuso con voi.

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